Pignoramento congiunto

L’articolo  556  del  codice di  procedura  civile  prevede per il creditore  la possibilità di   fare pignorare insieme all’immobile anche i  mobili  che lo  arredano,  quando  sia opportuno che  l’espropriazione  avvenga unitamente;  in tal caso  l’ufficiale giudiziario forma atti  separati per l’immobile e per i  mobili,  depositandoli  però  insieme nella cancelleria del Tribunale.  La norma in  commento disciplina l’esproprio  dell’immobile arredato,  consentendo l’espropriazione congiunta su  mobili  ed immobile,   quando  si  realizzi una sorta di  connessione degli  oggetti con la sede ove si  trovano,  in relazione ad una stretto rapporto economico tra gli  stessi.

Tipici  esempi  che si  possono  riportare sono quelli:  di un opificio  fornito  di macchinari  non incorporati  ad  esso,  di  un negozio dotato  di banchi  e scaffali  ( con  esclusione delle merci  destinate alla vendita ), di una villa antica arredata con  mobili  d’epoca, di  un locale da ballo  dotato  di  tavolini  e divani.  A riguardo,   occorre precisare che la norma è  dettata da ragioni  di  opportunità  economica  per cui  l’espropriazione  unitaria trova giustificazione  nell’essere il  procedimento  cumulativo  teso  al  conseguimento  di un  ricavo,  quale quello  derivante dalla vendita dei  beni  riuniti.

Ulteriore  finalità  perseguita  dall’espropriazione congiunta è  riconducibile all’economia  processuale,  in  considerazione del  fatto  che l’unitarietà  del  pignoramento  renda  più  celere l’attività  del  creditore.  È bene precisare,  però,  che la  sola connessione con la sede di  per sé non  giustifica il  pignoramento  congiunto, atteso  che, come facilmente comprensibile,  non è  consentita l’applicazione della disposizione in esame  nel caso  della vettura posta in garage,  o di  valori custoditi  in cassaforte,  poiché  non legati  all’immobile da alcun rapporto di funzionalità,  abbellimento,  od  utilità.

La disposizione non  si  applica  anche agli  accessori  ed alle pertinenze,  in  quanto  ricompresi  automaticamente nell’oggetto  del  pignoramento,    come previsto  dall’articolo  2912 del  codice civile.  Bisogna, poi,  ricordare che con particolare riguardo  all’azienda la giurisprudenza ha chiarito  che,  stante l’autonomia funzionale dei  singoli  beni organizzati,  nessuno  dei  quali  assume la funzione di bene principale,  per promuovere l’esecuzione forzata sui beni  della stessa  è  necessario  eseguire separati pignoramenti per gli immobili  e per i  mobili,  non  essendo  applicabile l’articolo  2912 del  codice civile,  salvo il  ricorso  all’espropriazione cumulativa  contemplata dall’articolo  556 in esame.

A riguardo  la Corte di Cassazione  con  sentenza n. 9760 del 1993 ha precisato  che,  anche in caso  di  esecuzione congiunta, il  creditore assistito da una causa di prelazione  relativa al  solo bene immobile,  non può  pretendere di  essere soddisfatto con prelazione sul  ricavato imputabile all’esecuzione forzata mobiliare.  Infine,  mentre i beni mobili  sono  pignorati  nelle forme previste dagli  articoli 518  e seguenti del  codice di  procedura civile, i  beni  immobili  sono  assoggettati  alla disciplina  dell’articolo  555 dello  stesso  codice di  rito,  ma l’esecuzione si svolgerà  davanti  al  Giudice competente  per l’espropriazione immobiliare,  in  quanto  l’applicazione della norma comporta  l’attrazione del pignoramento mobiliare in  quello immobiliare. (Riproduzione vietata tutti i  diritti  riservati  Sposatolaw – pubblicato  su  Messaggero )

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